Adieu Monsieur Federicò - FLK: Adieu Monsieur Federicò

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le canzoni
ADIEU MONSIEUR FEDERICÓ 

Adieu Monsieur Federicò, la prima volta che ti ho visto 
stavi recitando le tue poesie dentro un manicomio chiuso 
e un eskimo aperto e il sudore cadeva dalla pagine. 
Avevi le tasche piene di domande: 
Perché vivere? Perché morire? Che cos’è la poesia? Che ci faccio ancora qui? 
Ma perché tutti gli altri bambini mi prendono sempre in giro, mamma? 

Adieu Monsieur Federicò, che “qui c’è da camminare nel buio della parola”, ha scritto un tuo amico. 
E le parole a volte hanno un cuore indegno e questo ha tutta l’aria di essere un naufragio. 
“Rivoluzione” è diventato un bel concetto di destra 
mentre l’unica cosa che si fa a sinistra è dare la precedenza nelle rotatorie. 
E se davvero è così allora non possiamo che pensare che solo la morte ci renderà liberi? 
Ma Dio è morto, Marx è morto, Einstein pure, 
Godot ha telefonato che non viene e il vaso della Nutella è quasi terminato. 
E la morte...bè, la morte, poverina pure lei c’ha i problemi suoi, no?

Adieu Monsieur Federicò sono in tanti adesso a tirati per la giacca: 
intellettuali e poeti senza talento che tu hai già pensato a sputtanare 
e i canzonettari come noi, che scrivono i requiem a calendario 
O certi finti anarchici del cazzo che chiusi dentro i loro oratori 
aspettano la catastrofe (tristi...molto tristi...) 
o certi preti criptocomunisti ma democratici 
che se non ci fossero sarebbe uguale e allora... 

Allora, adieu Monsieur Federicò e le puttane, come puoi dimenticarti delle puttane? 
E dei drogati e dei matti, e della psichiatria e dell’antipsichiatria? 
Di Michel Focault, di Antonin Artaud, di François Truffaut, di Brigitte Bardot, di Dario Fo, oh (e ‘ndo cojo cojo, oh). 
E sai che c’è? C’è che saranno i tempi o sarà l’età ma mi sono proprio scassat ‘o cazz’. 
Ma io ti ho visto piangere, Federico appoggiato alla mia spalla 
e per me solo questo conta e il resto sono chiacchiere.

 
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