Monologo 2 - FLK: Adieu Monsieur Federicò

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le letture
ALESSANDRO MONTELLO

Ai funerali mi annoio. Da sempre.
Si sta tutto il tempo a dire un gran bene di uno che non può controbattere.
Si pontifica, bla bla bla… Nei casi estremi si ricorre a un silenzio affumicato d’incenso.
Allora esco, mi allontano, faccio due passi. Curioso fra i cortili. Riconosco la tua casa dalla famosa scritta: Qui dorme Lui.
Per te che ascolti, Lui è il Poeta.
Qui dorme Lui. Certo….
Ma sulle scale, sul secondo gradino, ci sono le ciabatte di un anziano consumato. Ciabatte un po’ rustiche, che tengono i piedi in caldo d’inverno e che, a infilarle scalzi, fanno prudere i piedi. Ciabatte da gente di paese che nell’armadio ha sempre la riserva di una canottiera e di un pigiama nuovo “caso mai che si debba andare in ospedale….”
Qui dorme Lui. Certo.
Su quelle ciabatte, qui davanti ai miei occhi, c’è un nome, scritto con la freddezza dell’etichettatrice sfruttata di un reparto lungodegenti, un nome simile a quello di migliaia di nomi di anziani, consumati anche loro, che anche dopo morti lasciano ciabatte sulle scale di casa. Sul secondo gradino, un po’ in alto perché non prendano umido ma a misura di gatto che ci lascia sopra ciocche di pelo rossastro.
Davanti ai miei occhi ho le ciabatte di Lui.
Rustiche, provinciali, di quelle che una badante polacca prende al mercato perché sono un buon affare e tengono caldi i piedi agli anziani consumati.
Con l’uso si sformano assumendo la forma strascicata della vita di chi le indossa.
Sopra il tallone, un’infermiera sfinita dal turno di notte, ha scritto una sequenza di lettere usuale per le sue latitudini.
Per me che leggo è il tuo nome: morto nel sonno, esausto, lasciando rustiche ciabatte sul secondo gradino di casa.
Per te che ascolti, il nome di Lui è …. Poeta.
Che suono evocativo! Quanta… poesia in questa parola: poeta!
Pensa: la puoi scrivere persino sulla carta d’identità: professione… poeta. Incredibile quanto ardore burocratico per un evento insignificante nella vita contemporanea.
Chi è un poeta? Cosa fa un poeta? Cosa mangia a colazione? Fa la cacca il poeta?
Farà di certo cose strane… per dio è un poeta! Scrive poesie nudo davanti allo specchio per non morire: questo è certo.
Ma scrivere poesie nudi davanti allo specchio non rende poeti.
Neppure lasciare ciabatte sul secondo gradino di casa, accanto alla ciotola del gatto, pulita e riempita di crocchette anche il giorno del proprio funerale. Non c’è niente che renda poeti.
Cadere in un pentolone, farsi ponte tra elettrodo ed elettrodo per vivificare la mente, urlare “Je suis magnifique” all’inconsapevole Parigi, abbracciare l’acqua della fontana di Bosplans.
Nulla rende poeti. Si resta dunque mortali.
Piccole cose lasciano piccole cose, indifferenti al mondo.
Un paio di rustiche ciabatte. Scarabocchi su pezzi di carta. Un ricordo.
“E noi che pensiamo la felicità come un’ascesa, ne avremo l’emozione quasi sconcertante di quando cosa che è felice, cade”.
Frederich von Tavan: Re Noir.
 
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