TSO - FLK: Adieu Monsieur Federicò

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le letture
STEFANO MONTELLO

Poteva capitare anche a te
Che la tua connessione salti - non quella del computer ma quella del cervello – e che tu cominci a a fare e a dire delle cose che gli altri non gradiscono affatto. Tu a volte (o spesso?) hai di te un’immagine che non corrisponde a come invece ti vedono gli occhi degli altri. Perché il problema, si sa, non siamo noi. Sono gli altri. Agli occhi degli altri noi siamo spesso il contrario di quello che crediamo di essere: pensiamo di essere belli e invece siamo ripugnanti, pensiamo di essere vestiti e invece siamo ignudi.
Noi siamo ciò che gli altri vedono di noi. E non è che l’invenzione dello specchio abbia di molto migliorato le cose, eh? Nient’affatto. Le ha peggiorate. Lo specchio lo ha di certo inventato un protopsicanalista fallito del Neolitico che ha triplicato l’Io, inventando il Sé e l’Ego ed è noto che se nello spazio pensato per uno devi starci in tre, diventa un mezzo casino, i conflitti si moltiplicano, i figli crescono e le mamme imbiancano e tutto il mondo va a farsi benedire in un guazzabuglio inestricabile. Ed ogni giorno possiamo constatarlo.
La colpa, la vera colpa di tutto ciò non è del serpente e tantomeno di Eva: è dello specchio. Che essendo per sua natura riflessivo, riflette. E la riflessione è pericolosa: “Su, che rifletti a fare, che poi ti stanchi? Riposa, invece. Riposa e dormi un poco…”
Sicchè i casi sono due: o te ne freghi altamente di come ti guardano gli altri o ti fanno un TSO, di modo che tu possa rispondere all’identikit che gli occhi degli altri hanno fatto di te. Ah, per essere sinceri: se riesci davvero nell’operazione di fregartene di come ti vedono gli occhi degli altri, te lo fanno lo stesso un TSO, così, per sicurezza. La tua e la nostra.
TSO: trattamento sanitario obbligatorio.
Ma non facciamoci fregare dalle parole, il TSO non è mica una cosa così orrenda, poi. Lo fanno per il tuo bene! Eh, se non sei capace di giocare d’anticipo, se non sai leggere bene negli occhi degli altri, ragazzo, la faccenda si complica. Tutti si aspettano qualcosa da te. Non puoi deluderli così.
Dunque, il TSO non è poi questa brutta cosa, tu hai la connessione saltata e dici e fai cose che gli occhi degli altri giudicano sconvenienti ed allora arriva l’assistente sociale del tuo paese, una ragazza carina, sguardo mite, modi gentili e ti tende la mano dicendo “Salve, sono dei servizi”. No, cazzo, il KGB, pensi subito, la Stasi, l’Ovra, i gulag, la Siberia. Ma cosa ho fatto di male? E cominci ad agitarti un tantino. Anche lei. Che chiama subito in aiuto lo psichiatra, che è un tuo conoscente e una brava persona, ma dopo mezz’ora di chiacchiere inutili ti rendi conto che di te non capirà mai nulla e la tua agitazione cresce ancora. Così viene chiamato un altro psichiatra – devono essere in due i medici a certificare la disconnessione: in due come i carabinieri.
Ecco infatti che arrivano i carabinieri. Naturalmente in due. Sono brave persone, li conosci e ti conoscono, uno è meridionale e l’altro invece è di Ampezzo e bestemmia in carnico come se non ci fosse un domani e con la voce di Al Pacino ti dice di stare tranquillo, che i tuoi figli sono già stati avvertiti e che stanno arrivando. E tu senti subito una fitta al cuore. No, i miei figli no, non voglio che mi vedano in queste condizioni! E l’agitazione cresce ancora.
Così arrivano i vigili. Due anche loro – che non ci sono più i vigili di una volta che da soli e con lo sguardo di Clint Eastwood tenevano sotto stretta sorveglianza il paese e le frazioni -, sai che sono brave persone, li conosci, ti conoscono; uno addirittura è un tuo coetaneo e ti ricordi che ci andavi a far i tuffi assieme nel Tagliamento.
Nel frattempo, avvisato non si sa da chi, arriva don Oscar, il prete, che comincia subito a blaterare che bisogna essere fratelli in Cristo e ultimi tra i fratelli. Ti viene la voglia di mandarlo a quel paese e magari lo fai, oppure ti mordi la lingua e stai zitto. Perché vedi sulla soglia stagliarsi la figura del sindaco del tuo paese, grande, grosso e testa di cazzo ma, come si dice “un brav’uomo”, e ti è subito chiaro che tutto questo via vai di persone l’aveva organizzato lui, che era la massima autorità giudiziaria del paese, “per ottemperare agli obblighi di legge”, dice lui. Per pararti il culo, gli urli tu: era lui infatti che aveva denunciato la tua agitazione “agli organi competenti”. Ti verrebbe voglia di strozzarlo con le tue mani e magari lo faresti pure se una fiala con un liquido giallognolo che ti hanno piantato nelle vene non cominciasse a fare effetto..
Da lontano si sente il gemito di un’ambulanza. Finalmente. Scendono in due. Ma questi ti sono estranei: non li conosci, non ti conoscono. E questo ti procura un po’ di sollievo. Decidi di andare con loro.
Disteso sul lettino dell’ambulanza, con l’ultima goccia di lucidità che ti rimane capisci che questo che stai subendo è proprio un TSO e che ti stanno portando al Centro di Salute Mentale. E lì ci saranno ad aspettarti l’assistente sociale, due psichiatri, due carabinieri, due vigili, i tuoi figli, il prete, il sindaco e anche un idraulico che era lì per caso a cambiare una guarnizione e che per nulla al mondo si sarebbe perso lo spettacolo. Quattordici persone. Quattordici persone tutte per te. Neppure ai tuoi compleanni da bambino c’era mai stata tanta gente!
Ma all’impovviso un devastante senso di colpa ti serra lo stomaco e pensi: ma quanto costo io allo Stato?
E li guardi: ventotto occhi ti stanno scrutando e non si chiedono affatto se stai bene o se stai male. Si chiedono: “Ma quanto mi costa?”
Ma vaffanculo. Così chiedi che ti aumentino la dose di calmante. Vuoi dormire, dimenticare, annullarli.
E prima di perdere conoscenza, con la bocca impastata e un sorriso fetente sulle labbra riesci a sillabare: “Mi fate tutti cagare”.
E ti addormenti.
 
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